Centralinisti del Ministero della Giustizia: senza strumenti adeguati, il lavoro agile resta un miraggio
Un’opportunità di modernizzazione e inclusione che rischia di rimanere sulla carta: è questa la denuncia di Confintesa Funzione Pubblica, che attraverso il suo Segretario Generale, Claudia Ratti, accende i riflettori sulle difficoltà che i centralinisti del Ministero della Giustizia stanno affrontando nell’accesso al lavoro agile.
Un diritto riconosciuto ma negato nei fatti
Nonostante il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Funzioni Centrali 2022-2024 preveda il lavoro agile come una possibilità prioritaria per i dipendenti con particolari necessità, i centralinisti del Ministero della Giustizia si trovano di fatto esclusi da questa opportunità. Parliamo di una categoria di lavoratori particolarmente vulnerabile, che comprende numerosi dipendenti non vedenti o ipovedenti, e per i quali il lavoro da remoto non solo sarebbe compatibile con le loro mansioni, ma anche essenziale per garantire una maggiore sicurezza e qualità della vita.
Eppure, l’assenza di strumenti informatici adeguati impedisce loro di operare in modo efficace da remoto. Attualmente, i centralinisti del Ministero si vedono costretti a utilizzare i propri dispositivi personali per gestire le chiamate attraverso il software INATTEND, una soluzione che non solo compromette il servizio offerto all’utenza, ma crea anche una grave disparità rispetto ad altri dipendenti in smart working.
La tecnologia c’è, ma manca la volontà di implementarla
La richiesta di Confintesa è chiara: fornire ai centralinisti i dispositivi necessari – PC portatili dotati di linea protetta VPN e software dedicati – per garantire loro la piena operatività anche da remoto. Una soluzione, tra l’altro, già sperimentata con successo presso la Procura del Tribunale dei Minori di Bologna, dove i centralinisti possono lavorare a distanza senza compromettere l’efficacia del servizio.
Secondo Claudia Ratti, non si tratta di un onere sproporzionato per l’Amministrazione, bensì di un atto dovuto nel rispetto delle normative vigenti. La Direttiva 2000/78/CE e la Legge 104/92 stabiliscono infatti l’obbligo di adottare “accomodamenti ragionevoli” per garantire pari opportunità ai lavoratori con disabilità. Inoltre, il CCNL Funzioni Centrali impone all’Amministrazione di assicurare condizioni di lavoro adeguate e sicure per tutti i dipendenti, anche in modalità agile.
Un appello al Ministero della Giustizia
Alla luce di queste evidenze, Confintesa Funzione Pubblica chiede un intervento immediato affinché il Ministero della Giustizia doti i centralinisti degli strumenti necessari per il lavoro agile, consentendo loro di operare senza svantaggi e senza mettere a rischio la qualità del servizio.
“La digitalizzazione non può essere a macchia di leopardo né creare nuove disuguaglianze – sottolinea Claudia Ratti –. Il diritto al lavoro agile per chi ne ha maggiore necessità deve diventare una realtà concreta e non un privilegio per pochi. Ci aspettiamo che il Ministero agisca con urgenza per colmare questa ingiustizia.”